"LA PUZZOLA DI ZIA PERUZZOLA" - Ricordi, riflessioni e chiacchiere su una buona cena non consumata.

    Progettata, scritta e messa in scena in meno di un mese "La puzzola di zia Peruzzola" resta un lavoro record nella storia del gruppo, nel bene e nel male. Mai un progetto delle Farine Fossili era stato realizzato in così poco tempo e mai, fatta eccezione per il saggio d'esordio nel lontano 1990 "Chi ha paura del lupo cattivo?" uno spettacolo del gruppo è stato così poco rappresentato: due volte. Debutto a Vallesella di Cadore, replica a Vas. In entrambi i casi due piovose giornate di novembre. In entrambi i casi un sincero, spontaneo riscontro di pubblico. Ricordiamo ancora il commento dell'organizzatore della giornata di Vallesella, dove si svolgeva una sorta di convention di gruppi teatrali Bellunesi "Se avessimo saputo che era uno spettacolo di tale qualità, vi avremmo collocato al centro della manifestazione invece di farvi esibire per ultimi a tarda serata". Ritenemmo il suo commento un po' esagerato, ma a riprova della sincerità di quella affermazione ci invitò tutti, ed eravamo tanti, a cena in casa sua per "farsi perdonare". Fatto sta che quelle rimasero le uniche due date, nonostante il nostro entusiasmo, la gratitudine del pubblico per ciò che gli avevamo regalato e le richieste di coloro che ci volevano sui loro palchi. Perchè? Ancora oggi non sappiamo rispondere. Il motivo misterioso è tutto interno al gruppo. Misterioso, come misterioso resta il fascino di quel piccolo spettacolo della durata di tre quarti d'ora.

"La puzzola di zia Peruzzola" scritta e diretta da chi l'anno dopo avrebbe dato alla luce il personaggio del boscaiolo Piropero, nasce come una rappresentazione per bambini e s'ispira ad una vecchia leggenda canadese. Narra le vicissitudini degli abitanti di un paesello rurale alle prese con un problema tanto assurdo quanto difficile da risolvere: una puzzola si è accasata nel forno di una di loro, zia Peruzzola, e non se ne vuole più andare. La donna, gran produttrice di torte di mele disperata e categorica: "La puzzola deve uscire di là.".
Ogni abitante scende in piazza per dire la sua, ma soluzioni come la violenza, la scienza, la magia, la religione si rivelano vane se non dannose.
Quando tutto sembra perduto si fa avanti Renato, da tutti ritenuto lo scemo del villaggio. Renato in realtà non è che un cuore semplice e come tale conosce il linguaggio della natura, un linguaggio estraneo ai clamori e alle forzature. Il nostro eroe, con il cuore limpido come l'acqua di fonte e il tatto lieve come la rugiada di campo convincerà la puzzola a prendere la via del bosco.

    Ambientata in un tempo non tempo e in un luogo che può essere qualsiasi luogo (dai nostri paesetti dolomitici ai western towns delle praterie yankee) "La puzzola" è stato un pretesto per mettere in scena i personaggi più disparati di una comunità chiusa e gerarchica, un agglomerato umano e sociale carico di tradizioni e di superstizioni, di arcana malizia e di casereccia poesia. La bigotta, la fattucchiera gobba, le gemelle siamesi e tutti gli altri sono esseri puri in una storia innocua, ma anche acidi, mostruosi a volte, soprattutto in quella che è la loro disarmante ingenuità. Personaggi adatti ad una storia, per dirla come recitava lo slogan della locandina in quell'uggioso novembre del 2002: "per chi ha ancora l'umiltà di ascoltare la voce del silenzio".

Juriy Facchin